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Yolyn Am, nel deserto del Gobi, è una gola stupefacente che si apre nella Valle delle Aquile ed è famosa per i suoi ghiacciai che non si sciolgono mai, neanche nel caldo torrido delle estati mongole: il ghiaccio, colpito dai raggi del sole, assume sfumature inattese gialle, verdi, blu e turchesi, come frammenti di un grande caleidoscopio. Abbandonata la gola, si apre una prateria erbosa disseminata di ovoo, cumuli fatti di pietre, piccole offerte e sciarpe cerimoniali turchesi: si tratta di punti di riferimento per i viaggiatori, ma anche di luoghi sacri legati al culto sciamanico. Per garantirsi un viaggio sicuro, i viandanti devono girare tre volte in senso orario attorno a questi altari e poi lasciare un’offerta: una bottiglia di vodka, delle caramelle, qualche moneta.

In quest’angolo di Mongolia, non lontano dai Monti Altai, vive una popolazione nomade che pratica ancora la tradizionale caccia con l’aquila, un’attività che risale al 900 d.C.: in sella ai loro inseparabili cavalli, questi uomini si dirigono verso le alture, dove lanciano le loro aquile all’attacco di volpi e lupi. Una volta terminata la caccia, si fa ritorno agli accampamenti fatti di grandi ger, le tende tradizionali: è un modo di vivere arcaico e fuori dal tempo, che testimonia di una tradizione millenaria destinata però a scomparire.

Lasciata la steppa, appaiono all’orizzonte, quasi come un miraggio, le dune di Khongoriin Els, le più grandi della Mongolia, che si estendono su una striscia di 100 km di lunghezza e 12 km di larghezza: queste mobili montagne di sabbia possono raggiungere i 300 metri d’altezza e rappresentano una bella sfida per chi vuole arrampicarsi sulla loro cima. Di lassù però, la vista è davvero mozzafiato: la gigantesca striscia di sabbia termina infatti con la catena dei Monti Altai, che si stagliano imponenti all’orizzonte.

Le dune di Khongoriin Els

E dopo la steppa e la sabbia, l’acqua: il gigantesco lago Khövsgöl, 136 km di lunghezza per 36,5 km di larghezza, è il secondo lago dell’Asia in ordine di grandezza. Non è solo un’area protetta che fa parte del Parco nazionale del Hôvsgôl, ma è anche un luogo di grande bellezza: le sue acque hanno infatti tutte le sfumature del blu, che cambiano con il variare della luce. Sulle rive, una corona di spiagge, prati e boschi di conifere verdissime dove vivono cervi, lupi, zibellini, orsi, alci e renne.

Il fiume Selenge, uno dei più importanti del paese, nasce in Mongolia e scorre per 600 km verso la Russia e il lago Baikal dopo aver attraversato pianure, steppe e boschi. Il fiume rappresenta oltre il 30% delle acque della Mongolia ed è un autentico paradiso per i pescatori che possono prendere all’amo salmoni, storioni, carpe, lucci e taimen. Poco distante dalle acque turbolente del fiume si trova il monastero di Amarbayasgalant, il monastero “della tranquilla felicità”, uno dei principali centri buddisti tibetani della Mongolia: costruito fra il 1727 e il 1736, ha ospitato, all’apice della sua attività, fino a 8000 monaci. L’edificio, che si erge solitario nella valle, catapulta il viaggiatore in una dimensione quasi irreale: il complesso architettonico è una macchia rossa in mezzo al verde, una sorpresa per l’occhio dopo chilometri di steppe punteggiate di mandrie di yak, pecore e ger. Secondo la leggenda, il sito fu scelto dagli esploratori dell’Imperatore Manchu Yongzheng dopo aver visto due bambini che giocavano felici in queste lande remote: i bambini si chiamavano Amur e Bayasqulangtu, da qui il nome del monastero.