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Più o meno dal lontano luglio del 1959 a Cuba non si sono importate auto, se non rare eccezioni concesse durante dagli anni settanta a vertici militari e notabili della società cubana, le auto che hanno fatto muovere un’intera isola sono state quelle importate nel paese prima dell’ascesa castrista. A dire il vero chi ha visitato il paese in tour (magari con la modalità fly and drive) si è reso conto che per i turisti le macchine moderne da noleggiare non sono mai mancate, ma i cubani hanno viaggiato (e continuano a viaggiare ndr.) su vecchie e coloratissime auto americane degli anni ’50. Simbolo e icona del paese.

Fino al 2013 sono state le uniche auto che si potevano comprare e vendere liberamente, ne circolano sull’isola circa 60mila. Sono tutte Chrysler, Ford, Buick, Plymouth, Pontiac, Chevrolet – alcune in ottime condizioni, altre tenute insieme col fil di ferro e pezzi di ricambio sovietici.  Nel 2011, una riforma aveva consentito per la prima volta la compravendita tra privati di auto nuove, ma era presto emerso che serviva comunque una lettera di autorizzazione del governo.  In breve tempo questi permessi (per ottenerli erano necessari mesi o addirittura anni) hanno generato un mercato nero (il prezzo di una lettera autorizzazione poteva essere superiore a quello di un’auto) e un clima di «risentimento, insoddisfazione… e non pochi casi di speculazioni». Da circa 3 anni questi permessi non sono più necessari, dal momento che Raul (Castro, ma lo sapevate già) ha liberalizzato il mercato automobilistico rendendo possibile l’acquisto di auto importate.

In uno stato in cui la popolazione ha uno stipendio medio di 20 dollari mensili, la spesa per un’automobile nuova, o comunque non risalente al periodo pre-rivoluzionario, è insostenibile. Un’auto che in Italia costerebbe sui 9 mila euro, a Cuba può costare fino a 80 mila dollari (a seconda del paese di importazione). Un cittadino cubano dovrebbe vivere più di 300 anni per potersi permettere una nuova auto. Uno dei motivi per cui i prezzi sono così alti sono le tasse decise da Raul Castro sulla compravendita di autovetture, imposte che avrebbero dovuto finanziare il sistema del trasporto pubblico. Ma che visto lo scarso volume d’affari generato ha finanziato ben poco.