SHARE

Stjepan arriva dalle montagne, ma ha sempre amato il mare. Da piccolo lo vedeva da lontano, all’orizzonte. Poi la decisione di scendere dalle valli e andare ad incontrarlo per non lasciarlo più. Ora vive a Poreč o Parenzo in italiano, perché qui in Istria tutto ha almeno due nomi. “Faccio la guida turistica, da qualche anno c’è molta richiesta” spiega con i suoi modi gentili e col suo italiano dalla cadenza slava. Quando gli chiediamo quale sia la città più bella dell’Istria ci sorprende: “E’ Venezia” risponde sorridente. Stjepan si allontana, un gruppo di turisti vocianti lo chiama. Ci diamo appuntamento una volta terminato il nostro viaggio. Ci fermiamo un attimo a pensare. In fondo ha ragione lui, qui tutto ricorda la Serenissima: dall’architettura alle parlate venete degli abitanti dei suoi borghi marini. La costa istriana è un insieme di tante piccole “Venezie” costruite dall’altra parte dell’Adriatico.

Una veduta aerea di Umago

Chissà se i veneziani, quando iniziarono ad espandersi su queste terre, pensavano solo ad avere dei nuovi approdi per i loro traffici. Forse qualcuno era rimasto stregato dalle splendide coste istriane e decise di mettere radici. Da nord a sud, si estende un magnifico continuum di spiagge, calette e litorali dalle acque che spaziano da un azzurro chiaro a gradazioni più scure. Umago (Umag in croato) è la prima città che si incontra quando si arriva da nord. I nobili romani passavano l’estate in queste colline che degradano dolcemente verso il mare. Poi i veneziani la rifecero grande e la plasmarono alla loro maniera. Ancora oggi si possono visitare mura, torri antiche, edifici e chiese, sia barocche che rinascimentali. Nei suoi 45 km di costa si trovano una pleiade di spiagge deliziose. D’obbligo una visita nella spiaggia di Kanegra, forse la regina del litorale di Umag. Qui, il verde della macchia mediterranea quasi lambisce le rive smeraldine di questo angolo di Adriatico. A separarle c’è una lingua di ciottoli bianchi che si allunga sottile per tutta l’estensione della spiaggia.

Spiaggia di Kanegra

Attraversiamo una litoranea che ci regala splendidi scorci sul mare, alternati a pittoreschi paesaggi bucolici dell’entroterra istriano e arriviamo a Parenzo (Poreč). Il primo impatto non ci lascia nessun dubbio: sembra di essere in una vera e propria Venezia in miniatura. Seduti in una delle incantevoli piazzette del centro, notiamo quanto i 500 anni di dominazione della Serenissima abbiano lasciato il segno nel dna architettonico di questa città. Ricca di finestre gotiche e comignoli in stile veneto, si ha l’impressione di essere capitati in un tipico campiello dell’antica “Regina dell’Adriatico”. La perla più preziosa nel cuore della città la si deve però al periodo bizantino: la basilica Eufrasiana custodisce al suo interno alcuni mosaici che per bellezza possono tranquillamente rivaleggiare con quelli di Ravenna.

Parenzo di notte

Parenzo è circondata da una miriade di spiaggette e calette. Una delle più famose è Valeta che si apre a qualche chilometro dal centro della città. L’arenile è composto da ciottoli bianchi, baciati da un’acqua che nella riva regala riflessi di un azzurro cangiante. Tra la spiaggia e la camminata che percorre la baia, si trova un’area erbosa dove si può prendere il sole. Proseguiamo verso sud fino ad incontrare Orsera (Vrsar). Questo borgo marino con una storia di oltre duemila anni, appare al visitatore con una forte impronta medievale, con le case che si arrampicano su una collinetta che culmina con una chiesa col campanile in stile veneziano. Il villaggio è ornato da una fitta macchia mediterranea e sfocia in una splendida marina con una piccola galassia di isolette dalla vegetazione rigogliosissima. Per le spiagge c’è solo l’imbarazzo della scelta. Una delle più conosciute è quella di Belvedere, con i suoi scorci tipicamente istriani: pineta, litorale ghiaioso e mare di un azzurro tenue, grazie alla pulizia delle sue acque.

Spiaggia di Belvedere a Orsara

Qualche chilometro più in là, ecco Rovigno (Rovinj), un altro frammento di Venezia incastonato nella costa istriana. Il dedalo di stradine del suo centro ci accompagna alla scoperta di angoli suggestivi, tra strette mura color pastello e vie dove si affacciano negozi di souvenir e di prodotti artigianali. In cima al colle su cui si adagia il paese, ecco la chiesa di santa Eufemia. L’alto campanile che affianca la chiesa pare essere l’esatta copia, con dimensioni ridotte, di quello della basilica di San Marco. Da questa posizione si può anche ammirare il variegato litorale di questo borgo. Una delle sue perle è la spiaggia di Amarin, nella parte nord. Il suo ampio arenile si caratterizza per la combinazione di rocce, ciottoli e ghiaia che termina su delle acque limpidissime.

Spiaggia di Amarin

Lasciamo la litoranea e prendiamo una statale che si inoltra nell’entroterra istriano, tra campagne verdeggianti, muretti a secco e uliveti. Arriviamo a Pola (Pula) e subito ci facciamo conquistare dall’atmosfera dinamica del suo centro. Ci sediamo in uno dei tanti caffè, proprio come era solito fare James Joyce, durante la sua permanenza in questa città (tra il 1904 e il 1905). A Pola hanno celebrato il passaggio del celebre scrittore irlandese con una statua. A dirla tutta, l’autore di Gente di Dublino e Ulisse, non aveva avuto parole lusinghiere per la città, da lui definita come una “Siberia marittima”, e per l’Istria considerata un “cuneo terribilmente noioso nell’Adriatico” e una “terra abitata da slavi ignoranti che indossano berretti rossi”. Chissà, magari vedendo la Pola di oggi Joyce potrebbe ricredersi, vista la sua fortissima vocazione culturale e l’impulso datole dallo sviluppo del turismo. Una città in cui non mancano certo i luoghi di interesse, come lo splendido Anfiteatro romano, il tempio di Augusto e l’arco di Trionfo dei Sergi. Da vedere anche il museo di Storia e il museo Archeologico, con una collezione permanente dalla preistoria al medioevo.

L’anfiteatro romano di Pola

Come tutte le località della costa istriana, le bellezze cittadine sono accompagnate da quelle naturalistiche. Da non perdere la splendida spiaggia di Kamenjak, uno degli angoli più selvaggi dell’Istria. Macchia mediterranea, fiori selvatici ed erbe medicinali che sfiorano rocce bianche. Il mare, poi, assume i colori e le sfumature del mediterraneo del sud, nonostante la latitudine. Colori che diventano ancora più caldi a Medulin (Medolino), ad appena 10 chilometri da Pola. Qui il paesaggio si avvicina maggiormente alla Dalmazia. Questa cittadina costiera si sviluppa in otto villaggi principali, posti tra la costa e l’entroterra. Costruita sui resti di insediamenti preistorici, si può considerare tra le località turistiche istriane più interessanti. La spiaggia più conosciuta è senz’altro Bijeca, una baia sabbiosa che si allarga per 1 chilometro lungo la costa con una bella passeggiata, in parte ombreggiata da una pineta. Le acque sono basse, adatte per rilassarsi. Skrape, invece, è la spiaggia preferita dagli abitanti locali. Una vera e propria perla, caratterizzata da una costa rocciosa e da un mare pulito e cristallino, con un fondale ghiaioso. Una piccola oasi dove godersi il mare.

Spiaggia di Skrape

Torniamo a Parenzo. Stjepan ci attende seduto in un café davanti al mare. Ci chiede del nostro viaggio. Quando gli diciamo che l’Istria ci ha conquistato, sorride compiaciuto e un po’ orgoglioso. Ripenso alla nostra conversazione di qualche giorno prima e domando a Stjepan se fosse mai stato a Venezia. “Non ne ho bisogno, sono istriano”. Ridiamo. Come dargli torto?